Festa della Liberazione: il 25 Aprile delle Donne

Libdonne

Un fotogramma dal documentario di Liliana Cavani (1965) sulla resistenza al femminile.

Oggi potrei fare tanti discorsi sulla festa della Liberazione, il 25 Aprile. Ma preferisco lasciare la parola alle richieste di giustizia e libertà delle donne di un’altra epoca. C’è vera democrazia solo e solo quando l’indispensabile voce delle donne si sente forte e chiara. Ogni volta che vedo una donna lottare, ogni volta che sento non tanto commenti sessisti, ma veri e propri pregiudizi sulle capacità e sulle qualità delle donne, so che – con tutti i miei difetti – è mio dovere fare il possibile, perché la strada è ancora da completare. Questo vale anche a “sinistra” e fra le persone cosiddette “illuminate”, che nei loro rapporti privati smentiscono coi fatti la bellezza delle loro affermazioni.

Senza la Liberazione, il diritto al voto per tutte non ci sarebbe stato. Sono passati quasi 70 anni, ma facciamo che queste parole e questo spirito non siano mai dimenticati.

“Donne Italiane,

Dopo venti anni di fascismo, dopo venti anni di lotte, di patimenti, di umiliazioni e di forzato silenzio, oggi finalmente, l’Italia liberata da questo infame regime, liberamente vi parla.

Parla a voi che come gli uomini avete sofferto e lottato, a voi che mai siete state considerate, a voi che siete state sempre e solo oggetto di umiliazione e di sfruttamento.

Oggi non è più così, il nuovo ordinamento politico ha uguagliato i vostri diritti a quelli dell’uomo, oggi siete al pari di chiunque, considerate, valutate ed ascoltate.” (da un manifesto del 7 Giugno 1945 dell’Unione Donne Italiane di Voghera)

“Cittadini, Cittadine!

Un fatto nuovo si verificherà nelle prossime elezioni amministrative:

Le donne andranno pure esse alle urne; le donne potranno apertamente manifestare quali siano i loro orientamenti politici, quale la loro volontà.

Alle amministrazioni comunali che saranno prossimamente elette, le donne chiedono:

1 – La municipalizzazione dei servizi indispensabili alla collettività; appoggio alla cooperazione.

2 – Equa e sorvegliata distribuzione delle derrate alimentari e dei generi di prima necessità; lotta tenace contro il mercato nero.

3 – Precedenza assoluta alla ricostruzione delle abitazioni civili; lotta contro la disoccupazione e il banditismo.

4 – Energica azione nel campo dell’igiene e della sanità pubblica che se trascurato può portare delle conseguenze disastrose; aumento del numero dei medici e delle ostetriche, di condotta.

5 – Carattere di solidarietà umana nell’assistenza.

6 – Scuole, asili, collegi per i bimbi.

7 – Lo stato fallimentare delle finanze comunali sia risanato da una politica tributaria che non gravi sulle masse popolari.

A tutte queste richieste le donne aggiungono quella che è la più importante per la ricostruzione dell’Italia:

Lotta a fondo contro la reazione e contro il fascismo nelle sue più svariate forme.

L’Unione Donne Italiane di Parma”

(testo integrale di un manifesto del 1946)

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#withsyria: la Siria e la guerra che continua

Quando ho visto apparire la Siria sui telegiornali era 3 anni fa, durante la Primavera Araba. All’inizio le notizie parlavano di proteste contro il regime di Assad, che si svolgevano per lo più durante i giorni di preghiera. Poi, più le forze governative siriane tentavano la repressione violenta del dissenso, più le fazioni ribelli si organizzavano e radicalizzavano. Perché quando gli spazi della democrazia cessano di esistere, i violenti prendono il sopravvento: un pacifico democratico non vale in guerra quanto un jihadista pronto a morire.

Nel mentre le grandi potenze internazionali, quelle che siedono al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non trovavano una soluzione. La Siria ha il suo porco posto nello scacchiere globale, quindi le cose non possono essere semplici: specie quando la Russia mantiene una base nel Mediterraneo proprio in territorio siriano.

Ora sono passati 3 lunghi anni: una terra dilaniata, migliaia di profughi e morti. Soprattutto famiglie distrutte e vittime innumerevoli fra bambini e adolescenti.

Vite ancora da vivere, come quelle di ragazzi e ragazze, sono spezzate o piegate. Accartocciate. Riusciamo noi da qui, dall’Italia, a sentire che rumore fanno le loro speranze e illusioni che crollano? Credo che nessuno di noi abbia un udito così fine.

Noi spesso, quando scriviamo, dimentichiamo dove siamo nati. Non abbiamo avuto la preoccupazione di evitare di essere coinvolti in un conflitto a fuoco, o che un nostro familiare venisse rapito, torturato e ucciso. La carestia non l’abbiamo conosciuta, le cure mediche erano accessibili. E infine abbiamo potuto ricevere un’educazione, ovvero quella cosa per cui spesso ci illudiamo di avere qualche importanza su questa terra.

Invece ci sono parti del mondo dove a chi nasce il futuro è negato a priori. Posti dove crescere equivale a sopravvivere, sempre se ce la fai. Ne cito due ultimamente tornati recenti, il Sud Sudan e la Repubblica Centrafricana. Ma sapete che ce ne sono innumerevoli, tra cui anche alcune zone della nostra stessa Italia.

Cerchiamo di fare tutto quel che possiamo, almeno nelle nostre coscienze.

Francesco ♠

Un ultimo appello: vorrei richiamare alla memoria anche Padre Dall’Oglio, il gesuita italiano da mesi scomparso in Siria.

La struggente sequenza animata è ispirata allo street artist Banksy e al film Il palloncino rosso.