Dylan Dog – Vittima degli eventi: un film in crowdfunding

L’altro giorno apro il portale di RaiNews, e lo scorro. Dopo Renzi, Renzi e Renzi, intervallato da qualcosa di vagamente minaccioso come Putin e la Crimea, improvvisamente una notizia mi coglie alla sprovvista: un film su Dylan Dog.

Poi ancora Renzi.

Un altro film su Dylan Dog, quindi? Un’altra occasione sprecata per vederne fatta una trasposizione umiliante? Eh no, aspè, vedemo n’attimo. Così apro e scopro che è un progetto a cura di Luca Vecchi (The Pills) e Claudio Di Biagio (Freaks!), con Valerio Di Benedetto ad interpretare l’indagatore dell’Incubo. Tra l’altro faccio notare che chi ha redatto la notizia di RaiNews era assatanato e dylaniato dall’evento, perché nello scrivere l’articolo ripete per due volte le stesse cose. Ma andiamo avanti.

La prima considerazione è che evidentemente quando è uscita la notizia di questo progetto ero intento a salvare il mondo, uno dei tanti possibili. Oppure ero troppo concentrato a intendere la musica delle sfere celesti.

Ma la vera domanda è: questo tentativo ci farà finalmente dimenticare tutto ciò che di brutto è successo, cinematograficamente parlando, al nostro eroe Dylan?

Lasciamo prima di tutto la parola agli autori del misfatto, in un’intervista rilasciata alla Yamato durante il Lucca Comics del 2013.

“… il personaggio di Dylan Dog viene riformattizzato, viene rebboottato, ed è molto fico…”. Ed è subito il tremore alle gambe, il formicolio alla spina dorsale. Ma come avete visto si rincara la dose: “… forse il fondamentalista appassionato di Dylan Dog potrebbe avere qualcosa da ridire però obiettivamente se è una persona curiosa ed intelligente apprezzerà le similitudini ma anche un certo aggiornamento del personaggio che va posto in un contesto un po’ più odierno…” . Ecco alcune delle frasi incautamente formulate allora da Luca Vecchi. Ma rimane fatalmente impresso il pragmatismo di Di Biagio: “Pe’ completare il budget ce servono quei du’ spicci pe’ la postproduzione che ce stà a costà un boato”.

Ora, visto che le piotte le hanno raccolte e che il film sta per uscire davvero, evidentemente il pio Giuda Ballerino ha voluto benedire personalmente questa impresa.

Battutacce a parte, andiamo un po’ più nel dettaglio. Il film “Dylan Dog – Vittima degli eventi” è un progetto che ha raccolto i suoi denari attraverso delle offerte in crowdfunding presso il sito IndieGoGo. Come ricorda Di Biagio nell’intervista, avendo i diritti gli americani, il film è una impresa no-profit. Per quanto concerne la durata è un mediometraggio di 60 minuti, che oltre alla partecipazione del già citato Di Benedetto e dello stesso Vecchi nei panni di Groucho, prevede anche quella di Alessandro Haber (Bloch) e Milena Vukotic (Madame Trelkvoski).

Ora non resta da sperare che al coraggio di Vecchi, Di Biagio e Di Benedetto – nonché di tutti coloro che hanno sganciato la grana – corrisponda un bel prodotto. Teniamo le dita incrociate per questo Dylan in salsa romana.

Nota: per chi volesse continuare a farsi un’idea, ecco anche un’altra intervista un po’ più pacata. Dura circa 11 minuti, e per quel che può contribuisce a darci qualche informazione in più.

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Recensione: La fortezza (The Keep, 1983)

Percorrete con lentezza una gola montuosa dei Carpazi, e vi appare davanti. Una struttura nera, che già dall’apparenza vi dà indizio della sua estraneità a questo mondo. Sembra emergere da una sorta di basalto lavico, altrettanto oscuro quanto pare d’ossidiana l’edificio che avete di fronte. Il suo portale è una opprimente promessa di tenebre.

Un uomo entra, minuscola chiazza di luce, al suo interno: il cortile della rocca è partorito dal ventre stesso della terra. Ed è roccia irregolare, a volte aguzza e pronta a ferire. Improvvisamente, un muro vi chiude la vista, coperto di croci bianche poste ad intervallo regolare l’una dall’altra.

E con questo, vi ricorderete tutto ciò che c’è di buono in questo film.

Keepposter

La fortezza (The Keep, 1983) sembra un film che promette molto, sia visivamente che narrativamente (tra l’altro è tratto da un romanzo di F. Paul Wilson, autore che nella mia ignoranza non conosco). Eppure non riesce a condurre in porto l’operazione, sprecando tutto. A fine visione, mi sono sentito pervadere come da un senso di incompiuto, e non tanto perché poco viene spiegato sui fenomeni che animano il film.

Ad una prima occhiata, la trama sembra intrigante: poco prima dell’Operazione Barbarossa, un plotone di soldati tedeschi viene inviato a sorvegliare una misteriosa fortezza situata in un valico rumeno. Ma qualcuno di loro fa qualcosa che non deve fare, e si aprono le solite porte dell’Inferno. E quando arrivano le SS, coinvolgendo fra l’altro anche uno studioso ebreo e sua figlia, le cose non fanno che peggiorare.

Come dicevo, però, al momento di passare dalle premesse alla sostanza, le cose prendono una brutta piega. I personaggi rimangono infatti senza un vero spessore, gettati e dispersi in un’ambientazione carica d’aspettative su quello che accadrà. Perché da oscuri arcani, nazisti e lingue morte la sensazione che qualcosa di terribile e annientante stia per accadere è palpabile: ma questo presentimento, a differenza degli spettri gotici, non si materializzerà mai accanto a voi fino al punto di dilaniarvi. Tutti gli spunti della trama spesso sono persi di vista, come dimenticati, in un intreccio senza carattere che trova il suo scioglimento in una fine incolore.

Per quanto riguarda regia e cast, il film presenta una line up di rispetto, e ciò rende la cosa ancora più triste. Alla regia c’è Michael Mann, e tra gli attori contiamo Ian McKellen, Scott Glenn, Gabriel Byrne. La colonna sonora, che in fin dei conti fa il suo sporco lavoro, è dei Tangerine Dream.

Per chi ha voglia e tempo di affrontare qualcosa di cui potrà facilmente rimanere deluso, rimane però un motivo per vedere questo film: ovvero, proprio per tutto ciò che spreca. Il potenziale visivo è suggestivo per chiunque si interessi minimamente di horror o fantastico, e tra l’altro lo stesso cattivone di turno, stando a ciò che leggo su Wiki, è stato concepito da Enki Bilal. Ma oltre quello che c’è da vedere, rimangono tutti gli spunti della trama, adattissimi ad essere rielaborati sia in qualche sessione di GDR sia per qualche altro vostro oscuro fine creativo.

In numeri: 5/10.

Francesco ♠