Onore, uomini e bestie ai tempi dei cavalier cortesi

Miniatura dal Codex Manesse, rappresentante il poeta e cavaliere Hartmann von Aue. Fonte: Wikimedia Commons.

“Colui che è spinto dal suo animo
a compiere volentieri azioni buone,
è destinato a riuscire.
Invece oggi ci sono molti uomini
nel mondo, che io vedo
vivere senza onore, come bestie.
Che scopo ha vivere, per un uomo così?
Costui sperpera vanamente
la grazia e l’aiuto
che Dio ha dato al mondo”. (vv. 123-132)

Da: Anonimo tedesco del XII-XIII secolo, Moriz von Craûn, traduzione di A. Palermo.

Esclusivo: dalle migliori discoteche medievali di Norimberga, la Danza Macabra!

Illustrazione dalla cronaca di Norimberga (1493).

Illustrazione dalla cronaca di Norimberga (1493).

No, non sono follemente impazzito. Almeno non più del solito.

Con questa immagine inauguriamo una serie di post dedicati all’allegoria della danse macabre (danza macabra).

Gli scheletri dei morti si alzano dalle tombe per coinvolgere nella loro danza i vivi e portarli con loro. Perché nessuno, né ricco né persona di prestigio, infatti può contrastare il suo momento. Ricchezza e potere sono strumenti vani nel confronto con la Morte: nessuna cosa di questo mondo varrà a proteggerci nell’ora fatale, perché la mietitrice è indifferente ad ogni corruzione e coglie indiscriminatamente chi vuole.

Certo, messa così sembra una mazzata all’inguine. Ma in realtà il significato dell’allegoria può essere considerato positivamente: se ogni ricchezza o prestigio che accumuliamo su questa terra non è altro che un omaggio alla nostra vanità, che cosa rimane? Chi crede può rispondere “l’anima”, e non avrebbe torto, essendo questo appunto un significato spirituale e anche cristiano della danza macabra.

Più secolarmente, però, se c’è qualcosa di invisibile che oltrepassa ciò che nella vita possiamo toccare con mano, sono i memorabili affetti e sentimenti di cui possiamo essere capaci una volta accettato il fatto che, se agiamo, non lo facciamo per interessi materiali: ma per dare qualcosa di noi stessi agli altri.

In ogni caso, proporvi la danse macabre serve, coraggiosi lettori, a prepararvi spiritualmente alla recensione del film che sto per pubblicare a breve – che è poi è lo stesso per cui ero arrivato a parlare delle cattedrali di Monet.

Francesco ♠

Nota: l’essere uguali davanti alla morte, è anche il concetto della livella di Totò. Per dire.

Carl Orff – Carmina Burana “Fortune plango vulnera”: ovvero la seconda parte (sfigata) di “O Fortuna”

Alzi fra voi la mano chi non ha sentito almeno una volta il celeberrimo e sputtanatissimo brano O Fortuna. Fatto? Dai, che l’avrete messo sicuramente in qualche circostanza in cui facevate i dementi o prima di un esame – le due cose non si escludono, tra l’altro.

Bene, questo è il “seguito”.

Mentre infatti parlavo di cattedrali gotiche e indulgevo in tirate misticheggianti, mi è venuta voglia di sentire qualcosa di musicale che mi accompagnasse adeguatamente. Ecco a voi Fortune plango vulnera, ovvero Piango le ferite della Fortuna. È la seconda parte della sequenza iniziale, dedicata per l’appunto alla Fortuna, dei Carmina Burana di Carl Orff (i “canti di Bura“, dal luogo di provenienza del manoscritto che contiene i testi). Scherzosamente, definisco questa parte “sfigata” rispetto all’estrema notorietà della prima, O Fortuna.

Perché questo brano in realtà di sfigato ha ben poco, anche se per taluni aspetti proprio di “sfiga” parli. O Fortuna e Fortune plango vulnera, i primi due brani dei Carmina Burana da ascoltare assieme, appartengono infatti come detto ad una sequenza dal significativo nome di Fortuna Imperatrix Mundi (Fortuna Imperatrice del Mondo). Entrambi costituiscono così una riflessione sulla caducità e i tradimenti della Fortuna nei confronti degli uomini.

Proprio quella che prosaicamente, in perfetto gergo tecnico-scientifico, può quindi essere definita pure come: la sfiga. Oppure anche: la Luna Nera (courtesy by La Zingara).

Purtroppo non ho occasione di tradurvi dal latino i due brani con sufficiente esattezza, ma questo estratto da Fortune plango vulnera basti per darvi un’idea:

“La ruota della fortuna gira:

ne discendo diminuito;

un altro è portato in alto;

esaltato oltre misura.

——————————

Un re siede alla sommità

– che tema la rovina! –

perché intorno al mozzo della ruota

leggiamo: Ecuba Regina! (x2)”

[minuti 1:47-2:30 del brano]

Ecuba è la moglie di Priamo, il re di Troia. Quando i Greci prenderanno la città, da regina diverrà schiava: il marito morto, i suoi figli uccisi, le sue figlie trofeo dei guerrieri achei. Nessuno scampa al proprio destino. O no?

Nota: traduzione mia e rigorosamente ad occhio, basata sul testo disponibile su Wikisource – dove troverete tutti i testi dei Carmina Burana, se avete il coraggio di cantarli a squarciagola in momenti di dubbia sanità mentale. Per una traduzione inglese dei due brani, su YouTube: O Fortuna e Fortune plango vulnera.

Hiroshima Mon Amour – Ultravox

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Fra i tanti che purtroppo muoiono ogni giorno, ieri se ne è andato anche Alain Resnais, regista di Hiroshima Mon Amour e de L’anno scorso a Marienbad (quest’ultimo con la sceneggiatura di Alain Robbe-Grillet).

Un omaggio attraverso una canzone degli Ultravox tratta dall’album Ha!-Ha!-Ha!, uscito nel 1977 prima della svolta anni ’80 del gruppo sotto Midge Ure.

Lemony Snicket’s A Series of Unfortunate Events

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Un bel pezzo d’animazione tratto dai credits di Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi, un film non stupido e certamente un po’ sadico.

Una fiaba “nera” con una morale concreta: quello che non ci aspettiamo, se lo sappiamo prendere ed affrontare con speranza, invece che occasione di sconfitta può essere un’opportunità per sopravvivere meglio di quanto avremmo creduto.