Max Klinger – Ritratto di Elsa Asenijeff: una giornata di luce

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Max Klinger, Ritratto di Elsa Asenijeff all’aperto, 1904. Memore della lezione impressionista, come la pennellata dimostra, Klinger raffigura però la sua compagna con una visione delle forme affine allo Jugendstil. Indefinito, il paesaggio retrostante riverbera delle tonalità di una giornata luminosa, forse di primavera od estate: a propria volta, la stessa luce del giorno gioca a riflettersi sui drappi dell’abito della donna, accompagnandola e carezzandone caldamente i rilievi esposti al sole.

El Greco – Veduta di Toledo: moderno prima del moderno

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El Greco, Veduta di Toledo, 1596-1600 circa. Di genere inclassificabile: i moti del cielo fra il barocco e l’espressionismo; la natura rinascimentale e romantica al tempo stesso; la città, le costruzioni dell’uomo, gettate fra le colline come in un quadro d’inizio novecento. Una composizione in cui forma e materia del paesaggio vivono della stessa sostanza, senza soluzione di continuità: le vibrazioni sono le stesse. Da confrontare con il prossimo quadro, la montagna Sainte-Victoire di Cézanne.

Paradiso: per di qui, per di là, chiedete agli Angeli

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“PARADISO. Per di qui, per di là, 1K. 500. Proseguite fino alla fine, poi domanderete agli Angeli.”

Sarà questa la strada giusta per il Regno dei Cieli?

Per questo primo Aprile, mi raccomando seguite le indicazioni di questa “poesia in cartellone” (poème-pancarte) di Pierre Albert-Birot.

Padroni dei sogni

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Da “Blade Runner”. Chi ha visto il film, capirà. A chi non l’ha visto, non glielo posso spiegare senza fare spoiler. Quindi che aspettate? Correte a vederlo.

Nessuno è padrone dei propri sogni

Ci si presentano di soppiatto, nel sonno, e forse non è un caso che chi ricorda i propri sogni è proprio colui che ha il sonno leggero, che si sveglia per quei due o tre momenti necessari per ricordarsi e catturare così qualcuna delle sue apparizioni mentali.

Immagini, i sogni, che creano spazi apparentemente infiniti all’interno della nostra mente. A volte la stessa dimensione del sogno sembra voler fuoriuscire dal cranio, dilatarlo e trascinarlo verso una realtà senza né tempo né luogo.

Eppure nessuno è padrone dei propri sogni. Lo stesso imprevedibile destino che sembra governare casualmente la nostra veglia, governa i sogni. Improvvisi, inusitati, strani percorsi che s’intraprendono senza volerlo. Siamo alla mercé del Caso, così come quando camminiamo per strada.

Immagini e soprattutto frammenti delle nostre emozioni collassano gli uni sulle altre, combinandosi. È l’esasperazione di ciò che abbiamo vissuto e visto, non ci è data la creazione di un qualcosa che non abbiamo mai davvero veduto o conosciuto. L’unica libertà che abbiamo è nel cavalcare l’onda.

Ma “sogno” ha anche un’altra accezione consueta, quella di aspirazione. Sintomatico che per ciò di cui non abbiamo ancora un’idea precisa, ma fumosa, e da cui però ci aspettiamo del bene, parliamo di sogno. Modelliamo spesso una vita alla rincorsa di un sogno, di una sua realizzazione.

Ci sfugge che quel sogno, quel modello di vita, non continua ad essere altro che un riflesso di ciò che abbiamo assorbito, non ricordiamo quando non ricordiamo dove.

Siamo tutti dei Replicanti. Replichiamo i sogni di qualcun’altro, cercando disperatamente di confermarci che stiamo deragliando da qualcosa di prestabilito.

Francesco ♠