Jean-François Millet – Caccia notturna agli uccelli: fuochi nella notte delle campagne

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Jean-François Millet, Caccia notturna agli uccelli, 1874.

Una notte densa come olio avvampa fra le fiamme: i contadini corrono tra le fronde dei cespugli e degli alberi, agitando le loro torce e bastoni per frastornare i volatili assonnati, che cadono in terra. Alla luce delle vampate dei fuochi, fra il buio, rapide mani li raccolgono, catturandoli o peggio. Un’atmosfera rudimentale, atavica e senza tempo, ai margini del fantastico: un altro racconto di una vita contadina che, ancora ad Ottocento inoltrato, ha poco di differente dal medievale. Il moderno ed il contemporaneo dovranno ancora aspettare, per illuminare la notte delle campagne. Da vedere assieme a quello di cui abbiamo già parlato qui e qui.

Nota: tra l’altro, visto che finora non l’avevo detto, Van Gogh apprezzò molto proprio le raffigurazioni contadine di Millet.

Francesco ♠

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Camille Saint-Saëns – Danse Macabre

Proseguiamo il nostro excursus sulla danse macabre, stavolta cogliendone le sfumature in una rappresentazione musicale. Andiamo ad ascoltare quindi le melodie sulle quali, secondo Saint-Saëns, danzano e sgranchiscono le ossa gli scheletri.

Nota: per maggiori informazioni sul brano, cliccate sul link di Wikipedia. O leggete in inglese la descrizione del pezzo su YouTube.

Dylan Dog – Vittima degli eventi: un film in crowdfunding

L’altro giorno apro il portale di RaiNews, e lo scorro. Dopo Renzi, Renzi e Renzi, intervallato da qualcosa di vagamente minaccioso come Putin e la Crimea, improvvisamente una notizia mi coglie alla sprovvista: un film su Dylan Dog.

Poi ancora Renzi.

Un altro film su Dylan Dog, quindi? Un’altra occasione sprecata per vederne fatta una trasposizione umiliante? Eh no, aspè, vedemo n’attimo. Così apro e scopro che è un progetto a cura di Luca Vecchi (The Pills) e Claudio Di Biagio (Freaks!), con Valerio Di Benedetto ad interpretare l’indagatore dell’Incubo. Tra l’altro faccio notare che chi ha redatto la notizia di RaiNews era assatanato e dylaniato dall’evento, perché nello scrivere l’articolo ripete per due volte le stesse cose. Ma andiamo avanti.

La prima considerazione è che evidentemente quando è uscita la notizia di questo progetto ero intento a salvare il mondo, uno dei tanti possibili. Oppure ero troppo concentrato a intendere la musica delle sfere celesti.

Ma la vera domanda è: questo tentativo ci farà finalmente dimenticare tutto ciò che di brutto è successo, cinematograficamente parlando, al nostro eroe Dylan?

Lasciamo prima di tutto la parola agli autori del misfatto, in un’intervista rilasciata alla Yamato durante il Lucca Comics del 2013.

“… il personaggio di Dylan Dog viene riformattizzato, viene rebboottato, ed è molto fico…”. Ed è subito il tremore alle gambe, il formicolio alla spina dorsale. Ma come avete visto si rincara la dose: “… forse il fondamentalista appassionato di Dylan Dog potrebbe avere qualcosa da ridire però obiettivamente se è una persona curiosa ed intelligente apprezzerà le similitudini ma anche un certo aggiornamento del personaggio che va posto in un contesto un po’ più odierno…” . Ecco alcune delle frasi incautamente formulate allora da Luca Vecchi. Ma rimane fatalmente impresso il pragmatismo di Di Biagio: “Pe’ completare il budget ce servono quei du’ spicci pe’ la postproduzione che ce stà a costà un boato”.

Ora, visto che le piotte le hanno raccolte e che il film sta per uscire davvero, evidentemente il pio Giuda Ballerino ha voluto benedire personalmente questa impresa.

Battutacce a parte, andiamo un po’ più nel dettaglio. Il film “Dylan Dog – Vittima degli eventi” è un progetto che ha raccolto i suoi denari attraverso delle offerte in crowdfunding presso il sito IndieGoGo. Come ricorda Di Biagio nell’intervista, avendo i diritti gli americani, il film è una impresa no-profit. Per quanto concerne la durata è un mediometraggio di 60 minuti, che oltre alla partecipazione del già citato Di Benedetto e dello stesso Vecchi nei panni di Groucho, prevede anche quella di Alessandro Haber (Bloch) e Milena Vukotic (Madame Trelkvoski).

Ora non resta da sperare che al coraggio di Vecchi, Di Biagio e Di Benedetto – nonché di tutti coloro che hanno sganciato la grana – corrisponda un bel prodotto. Teniamo le dita incrociate per questo Dylan in salsa romana.

Nota: per chi volesse continuare a farsi un’idea, ecco anche un’altra intervista un po’ più pacata. Dura circa 11 minuti, e per quel che può contribuisce a darci qualche informazione in più.

Recensione: Lukas – Deathropolis

LukasDeathropolis

La bella copertina di Lukas n.1 (Marzo 2014). Mi ricorda quella di un fumetto francese, ma non rimembro quale. Ovviamente tutti i diritti sono della Bonelli.

“Quella era una città spietata.

I Ridestati, riemersi dalle tombe affamati di carne umana, la chiamavano Deathropolis – la città della morte – perché, all’insaputa dei comuni mortali, la governavano.

Finché non arrivò un Ridestato diverso da tutti gli altri…”

Così inizia Lukas, la nuova serie della Bonelli che, come scrive proprio Davide Bonelli nell’introduzione all’albo, è fra le ultime approvate personalmente dal compianto Sergio. Alla creazione del personaggio, come alla sceneggiatura e ai disegni di questo primo numero, troviamo Michele Medda (Nathan Never, Dylan Dog) e Michele Benevento (Caravan).

Per parlarvi di questo fumetto non voglio iniziare dal personaggio protagonista, ma dall’ambiente in cui è calato come un angelo caduto. I disegni di Benevento delineano magistralmente gli spazi e le dimensioni di una città ipermetropolitana, definita da luoghi anonimi e alieni nella loro paradossale familiarità.

Una metropoli che per gran parte dell’albo è vista e vissuta di sera, immersa in un continuo chiaroscuro. Placida è la notte, come l’ombra della morte sulla vita della stessa umanità: la città di Lukas, assieme alle persone che la abitano, sembra addormentata dalle sue dipendenze e droghe in un sonno letale, in un clima di gelido torpore. Come se ogni luce della metropoli fosse stata risucchiata da un buco nero.

E l’avventura di Lukas è finora un notturno moderno, contaminato da spunti noir. Lui è un Ridestato, un uomo tornato dalla morte, o che la morte non ha voluto. Sulla sua natura ancora non sappiamo granché, e possiamo intuire che il graduale disvelamento della sua identità sarà un asse portante della serie. Da quello che leggiamo nell’incipit dell’albo, e dagli eventi che seguiranno, sappiamo pure che non è il solo a vivere la sua condizione di non morto.

Ce ne sono altri, e che gli danno per qualche ragione la caccia. Ma lui è diverso. Non ricorda niente di sé ed è sconosciuto a se stesso, ma sa ancora ciò che è giusto e ciò che sbagliato.

Caduto in questo inferno metropolitano, partirà da zero, come un qualsiasi immigrato o clandestino. L’Avventura di Lukas, scritta con quella A maiuscola che come orgogliosamente ribadisce Davide Bonelli è cara alla Bonelli, inizia proprio fra gli ultimi, rappresentati senza pietismo. Nella città terribile non c’è spazio per certe indulgenze.

Gli ultimi sono quindi pezzi di carne, braccia, organi, pronti ad essere sfruttati in ogni loro singolo elemento come oscuro combustibile di una società abnorme. Vite senza valore, senza dignità, fra cui partirà la non vita di Lukas. Lavorerà con loro, e per quel poco che potrà combatterà per loro.

Sebbene seguano l’incasellatura della tavola classica, le scene d’azione sono abbastanza potenti e drammatiche, e ben distribuite. Il disegno di Benevento, come già detto, restituisce eccellentemente un ambiente tetro e fortemente chiaroscurale. Si rimpiange ogni tanto che le vignette siano così piccole. Per gli amanti del truculento, non mancano inoltre alcuni dettagli sanguinolenti. Ma un vero tocco di stile è il ripetersi continuo di cartelloni pubblicitari inneggianti alla vita e all’allegria, un contrappunto di falsità e menzogna alla buia metropoli.

Giudicare la sceneggiatura è invece un compito più arduo: non essendo Lukas una serie ad episodi autoconclusivi, le incognite sono ancora molte. In ogni caso la sceneggiatura di quest’albo è ottima, quindi speriamo bene per gli altri episodi – che per inciso dovrebbero essere 12 per ognuna della due “stagioni” previste. Mi ha colpito uno dei colpi di scena finali, dove Lukas dovrà adoperare una violenta e doverosa pietà verso un altro Ridestato.

Le sensazioni e i dolori della vita potranno essere solo distanti ricordi, ma questo non è importante. È nel confronto con una città oscura che non possiede, che è lì e che lo aspetta immobile, che Lukas sa quasi istintivamente ciò che deve fare: qualcosa di giusto. Non importa ciò che non ricorda di sé, perché forse è proprio questo minimo etico che fa sentire una persona unita a se stessa, e che è sufficiente per vivere. O a non vivere.

In numeri: 7/10. Non di più perché al primo numero il rischio di sputtanarsi è alto. In ogni caso mi sento di consigliare ad ogni dylaniato di darci un’occhiata. 94 pp., € 3,30

Francesco ♠

Nota: per chi fosse interessato, ecco una intervista agli autori sul sito della Bonelli.