A proposito di gente con un teschio fra le mani: Amleto!

Immagine

Foto dell’attrice Sarah Bernhardt nelle vesti di Amleto, 1899. Ed ecco il famoso principe di Danimarca. Nell’età del tardo Rinascimento e del Barocco, non è un caso che anche Shakespeare rifletta sulla vanità e sul senso dell’esistenza attraverso un teschio, proprio come quasi contemporaneamente si facesse nei Paesi Bassi. La foto dell’Ottocento ritrae quella Sarah Bernhardt immortalata in alcuni celebri manifesti da Alfons Mucha. Fonte immagine: Wikimedia Commons.

Annunci

Henry De Groux: ritratto di James Ensor

Immagine

Henry De Groux, James Ensor, 1907. De Groux sembra quasi voler rappresentare Ensor nella posa di un sovrano o di un sommo sacerdote, con in mano una bacchetta che si potrebbe facilmente scambiare per uno scettro o un bastone di Asclepio. Alle spalle del pittore belga spiccano, su quella che sembrerebbe essere una tela, quegli elementi singolari e grotteschi che caratterizzano la pittura di Ensor: una maschera umanoide, e teschi incerti nel loro essere o maschere o macabre realtà. Vi invito a riguardare L’entrata di Cristo in Brussels: e rivedrete sia maschere deformi, sia anche una specificatamente a forma di cranio. Nonostante Ensor sia belga, il teschio è in più immagine ricorrente e tradizionale della pittura olandese del Secolo d’Oro, a simboleggiare la vanità delle occupazioni terrene e più in generale il rapporto, a volte anche tragicomico, con la nostra vicenda umana. Quella piuma rossa, che emerge dal gruppo di teschi e maschere, proprio ora mi ha fatto venir in mente un quadro che fa al caso nostro, e che vi posto domani. Fonte immagine: Wikimedia Commons.

Gustav Klimt – Danae

Immagine

Gustav Klimt, Danae, 1907. Dopo la versione rinascimentale del mito di Danae, non poteva mancare, quasi fosse un obbligo, quella moderna di Gustav Klimt. Nell’opera di Mabuse, Danae era proiettata al centro della scena dal circostante colonnato classico; qui, invece, tutta la dimensione del quadro coincide con il suo corpo rannicchiato e nudo. Il dipinto vive interamente di questa ragazza, ne percorre l’intimità sorvolandone il viso preso fra il sogno e la carnalità. Intorno, convergono su di lei la massa dei suoi stessi capelli, il velo decorato e infine la pioggia d’oro, tutti elementi che sembrano volerla stringere in un abbraccio. In risposta, la sua mano cerca di avvinghiare con forza quelle briciole di desiderio che paiono sfuggire dal suo sogno. Fonte immagine: Wikimedia Commons.

Jan Gossaert detto Mabuse – Danae

Immagine

Jan Gossaert detto Mabuse, Danae, 1527. Per alcuni, in questo quadro c’è un insegnamento morale: non compromettere la propria innocenza davanti alla tentazione della ricchezza. Il pittore di quest’opera è nordeuropeo, ma nel suo dipinto salda la propria tradizione, visibile nei tratti stupiti e sinceri della ragazza, alla lezione rinascimentale italiana. Intorno all’evento culmine del mito di Danae, cioè la sua fecondazione tramite un Zeus trasformatosi in pioggia aurea, il Mabuse costruisce una intera architettura a custodire il momento, lasciando però libero l’occhio indiscreto dello spettatore. È come quindi se il colonnato, di chiaro stile classico e italiano, incorniciasse tutta la narrazione in una vignetta, la cui profondità è ancor più aumentata dal panorama maestoso di una città immaginaria. Fonte immagine: Wikimedia Commons.

Pieter Brueghel il Vecchio – La Battaglia fra il Carnevale e la Quaresima

Immagine

1280px-Le_combat_de_Carnaval_et_de_Carême_Pieter_Brueghel_l'Ancien

Pieter Brueghel il Vecchio, Lotta fra Carnevale e Quaresima, 1559. Ovvero, una grande messinscena teatrale tardo-medievale. Un po’ in ritardo con la conclusione del Carnevale e l’effettiva entrata della Quaresima, ma ogni occasione è buona per tirar fuori dal proprio armadio virtuale qualcosa di fiammingo. Diretti riferimenti alle immagini di Bosch soprattutto nelle due figure allegoriche in primo piano, ovvero l’allegro sbevezzatore Carnevale e la macilenta Quaresima. Altri rimandi in italiano su Wikipedia.it. Fonte immagine: Wikimedia Commons.

Max Klinger – Ritratto di Elsa Asenijeff: una giornata di luce

Immagine

504px-Bildnis_Elsa_Asenijeff_im_Freien

Max Klinger, Ritratto di Elsa Asenijeff all’aperto, 1904. Memore della lezione impressionista, come la pennellata dimostra, Klinger raffigura però la sua compagna con una visione delle forme affine allo Jugendstil. Indefinito, il paesaggio retrostante riverbera delle tonalità di una giornata luminosa, forse di primavera od estate: a propria volta, la stessa luce del giorno gioca a riflettersi sui drappi dell’abito della donna, accompagnandola e carezzandone caldamente i rilievi esposti al sole.

John Collier – Il Maggio della regina Ginevra: bianco nuziale fra riti pagani e cristiani

Immagine

John_Collier_Queen_Guinevre's_Maying

John Collier, Festa per il giorno di Maggio della regina Ginevra, 1900. Con un ritardo di cui mi scuso, prima che il Maggio finisca proseguiamo con le nostre celebrazioni primaverili. Ispirata alla vicenda arturiana, eccovi un’immagine della regina Ginevra che celebra il Primo Maggio, che ancora prima d’essere festa dei lavoratori, è stata la festa pagana per il ritorno della primavera – detta anche Calendimaggio, e legata nei paesi nordici alla notte di Valpurga. La consorte di Artù in questo momento non è solo regina di Camelot, ma è raffigurata nelle sue vesti fiorite di regina del Maggio: è simbolo, candido e tangibile agli occhi, della rinascita della Natura, e dell’inizio di un nuovo ciclo nel perpetuarsi dell’eternità. La dissoluzione del suo mondo mitico, come della stessa corte di Artù anche a causa del suo tradimento coniugale, dovranno avvenire: ma non ora, non in questo attimo e fra questi petali.